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La Chiesa dell’Immacolata anche nota con il nome di San Francesco all’Immacolata, poiché è stata precedentemente consacrata anche a San Francesco d’Assisi.
Si tratta di uno splendido edificio in stile barocco ubicato presso piazza Corpaci, nel tratto centrale di via della Maestranza, e comprendente anche l’attiguo Convento dei Frati Minori Conventuali, nel centro storico di Ortigia.

ORIGINI E ORDINE FRANCESCANO

La vicenda della chiesa è emblematica della storia della città per l’intreccio di eventi e quindi di opere che ne hanno segnato la struttura.
La più antica fondazione della chiesa risale, col titolo di Sant’Andrea, al VI secolo per opera del vescovo Stefano, ma non ne resta alcuna traccia.

La storia racconta che una colonia di francescani giunse a Siracusa nel 1225 mentre era ancora in vita San Francesco D’Assisi. Furono accolti dal vescovo Bartolomeo Gasch e si stabilirono dapprima in contrada Resalibera e successivamente presso la chiesa di Sant’Andrea Apostolo, vicino al quartiere della Giudecca, lungo l’asse urbano della Maestranza.
Nella metà del 1300 i frati, oltre al convento, fabbricarono e ingrandirono il chiostro e l’intera chiesa.
Della struttura trecentesca e dei rimaneggiamenti del secolo successivo rimangono tracce che sono emerse dai successivi lavori di restauro.
Rimangono il bellissimo portale medievale nel presbiterio, accanto all’altare maggiore, e alcune volte a crociera nella vecchia sacrestia. In particolare, attraverso la sacrestia, si può ammirare parte del portico medievale purtroppo inserito nel più recente muro del convento.

CONCEZIONE E MADONNA DEL SOCCORSO

La chiesa cambiò titolo agli inizi del XVI secolo e fu riconsacrata alla Concezione e alla Madonna del Soccorso. In questo periodo vennero qui ospitati i Cavalieri Gerosolimitani che, espulsi da Rodi nel 1522, furono ospitati a Siracusa, spostandosi in varie chiese tra cui quella di San Leonardo, per poi ricevere nel 1530 dall’imperatore Carlo V l’isola di Malta.

Nel XVII secolo, dopo il terremoto del 1613, la chiesa subì ampi restauri, che interessarono l’intera struttura, con la creazione di cappelle laterali e arcate a tutto sesto, decorate a tempera con motivi floreali, di cui rimangono tracce ancora visibili. Si aggiunsero agli altari i gradini di marmo e con il marmo furono ornati gli altari stessi.

Il terremoto del 1693 non arrecò gravi danni, tuttavia a partire dal 1762 furono operati ampi rimaneggiamenti strutturali e architettonici, interessanti sia la chiesa che il convento, di rammodernamento per venire incontro ai cambiamenti di gusto artistico dell’epoca.

Duranti i restauri del XVIII secolo è curioso ricordare l’apertura di una cava nell’orto per utilizzare direttamente la pietra da taglio secondo un uso che si ripeterà nei lavori di molti palazzi siracusani realizzati con la bella pietra locale disponibile in sito.

Delle tre navate originarie fu utilizzata solo quella di centro, mentre quella di destra fu oggetto di adattamenti a bottega e quella di sinistra verrà riadattata e in parte demolita, con il convento e buona parte del chiostro inglobato nelle nuove fabbriche. Con la legge di esproprio dei beni ecclesiastici del 1866 la chiesa, lasciata al culto, per il pregio del decoro e la rilevanza nel contesto urbano, venne privata del convento destinato a divenire Corte d’Assise.

LA FACCIATA

Di particolare rilievo è la facciata tardo-barocca che, con il suo acceso verticalismo e la sinuosa linea prospettica, emerge in forma aggettante verso il modesto spazio urbano, invitando ad una sosta per ammirarne l’architettura.

La facciata, strutturata su due ordini sormontati dal fastigio di coronamento, fu interamente edificata in sette anni, tra il 1762 e il 1769.
La forte convessità dell’area centrale del prospetto rievoca i motivi architettonici borrominiani, in particolare nel frontone circolare spezzato, nella nicchia con le volute posta in cima alla facciata e nei quattro obelischi.
L’attribuzione è incerta, poiché lo stile e la tipologia architettonica era comune nell’area aretusea. Probabilmente fu opera di Pompeo Picherali, architetto siracusano di scuola romana, anche se lo sviluppo convesso ricorda molto i lavori sia di Luciano Alì che di Rosario Gagliardi, entrambi molto attivi in quegli anni.

L’ordine inferiore è scandito da quattro paraste che accompagnano l’occhio fino alle due colonne affiancate al portale. Terminano con eleganti capitelli corinzi, che sorreggono la curva trabeazione e il timpano spezzato. I pilastri sono decorati con splendidi fregi scolpiti in bassorilievo, mentre le colonne incorniciano il portale centrale della chiesa. Quest’ultimo è sormontato da un timpano semicircolare che reca uno scudo con lo stemma religioso dell’ordine francescano: due braccia incrociate, il braccio nudo di un povero e il braccio col saio di un frate, che simboleggiano lo spirito dell’ordine.

L’ordine superiore della facciata è spezzato da cinque pilastri con capitelli corinzi, anch’essi decorati con fregi in bassorilievo. Al centro vi è l’elegante finestrone centrale di forma arcuata.
La facciata culmina nell’alzata centrale caratterizzata da una nicchia che richiama la convessità del prospetto e la finestra sottostante. Ai lati dei due contrafforti a spirale sono posti quattro pinnacoli piramidali.

Lo sviluppo convesso della facciata è contrastato dalla regolarità della adiacente torre campanaria, rimaneggiata nel 1876. In quell’anno venne demolito l’antico campanile per essere rialzato e sostituito con la torre dell’orologio, nella quale venne collocato l’orologio ottocentesco proveniente dalla demolita chiesa di Sant’Andrea dei Teatini, che in origine era situata nell’area dell’attuale Piazza Archimede. La torre è abbellita da bassorilievi e da pinnacoli a coppa e possiede una bella finestra a “bifora”.

GLI INTERNI

La chiesa presenta un’unica navata centrale, decorata da affreschi e stucchi, dove si accentua il forte verticalismo grazie agli elevati altari laterali, tre per lato.
Gli altari sono caratterizzati da decorazioni rocaille nei quali gli elementi decorativi vengono frantumati negli stucchi dall’estro e dal brio degli artisti.

Lavorarono al cantiere i maestri Mudanò e Caracciolo, sotto la guida di Luciano Alì, appartenenti a quella schiera di “architetti ignorati del settecento” che l’attenta e appassionata ricerca di Giuseppe Agnello ha posto nel giusto risalto.

Oltre alle ricche decorazioni in stucco bianco lucido, nel 1756 il palermitano Giuseppe Crestadoro affrescò la volta a botte con l’Immacolata concezione circondata di gloria tra San Francesco e Sant’Antonio.

L’interno della chiesa

La chiesa francescana ospita diversi dipinti devozionali, tra i quali nel primo altare a sinistra una tela settecentesca che raffigura L’indulgenza di Assisi: una pala d’altare dalla tipologia contro riformata che mostra nella zona superiore la gerarchia celeste con la Vergine che intercede verso San Francesco con il cartiglio dell’indulgenza,

Di particolare rilievo sono le tele che raffigurano i Dodici Apostoli, dipinti seicenteschi collocati ai lati degli altari della navata principale. Le tele denunciano nello stile pittorico un forte richiamo al realismo caravaggesco in Sicilia, soprattutto nella forte ombrosità dei personaggi, nel plasticismo cromatico dei panneggi e nel risalto devozionale dei volti e delle mani, che rievocano stilemi di una elevata scuola aretusea.

Gli apostoli sono rappresentati a mezza figura, con i loro attributi fissati dall’iconografia tradizionale. Il predominante taglio realistico li avvicina al genere ritrattistico, in cui si individuano chiaramente, anche se con minime varianti, due modelli fisionomici, aderenti uno alla tipologia giovanile e l’altro a quella di vecchio barbuto e canuto. Le opere si distinguono per un’esecuzione qualitativamente elevata e per una monumentalità d’impianto esaltata dall’enfasi pittorica, che si esprime con contrasti luministici e con una forma cromatica, su cui spiccano le lacche dei rossi e le tonalità ambrate degli ocra e dei marroni. Tutti gli elementi che sembrerebbero sufficienti ad attribuire le opere a Mattia Preti, pittore molto noto in Sicilia e nella vicina Malta.

L’altare maggiore in marmo policromo è sovrastato dalla grande tela seicentesca che raffigura un dinamico Sant’Andrea apostolo, in forma ovale con una ricca cornice dorata. Anch’esso fu trasferito a seguito dell’incendio di Sant’Andrea dei Teatini, a ricordare la prima chiesa che sorgeva in questo luogo.

Ai lati dell’altare maggiore, degli archi acuti strombati testimoniano l’antica struttura medievale della chiesa e la sua presenza nell’asse degli edifici catalano-aragonesi di via della Maestranza.
Di pregevole fattura è la sobria ma elegante cantoria con il piccolo organo a canne ottocentesco.

Il limitrofo palazzo dell’ex tribunale è il frutto delle modifiche al vecchio convento dei frati francescani, adiacente alla chiesa. I lavori di trasformazione iniziarono nel 1869 sul progetto elaborato di Giuseppe Ottone. Sorprende la celerità dei lavori: la prima seduta si tenne già l’anno successivo.

Dal 1875 al 1940 e nel secondo dopoguerra proliferarono all’interno del palazzo modifiche e aggiunte di nuovi elementi. Il cortile conserva elementi superstiti del chiostro del complesso monastico, colonne con capitello dalle foglie d’acanto sviluppate su un alto gambo.

VITA LITURGICA

Uno degli episodi da ricordare legati alla storia di questa chiesa risale al 1800. L’8 dicembre i Cavalieri dell’Ordine di Malta giunsero in processione dalla loro chiesa di San Leonardo, portando delle scope per pulire la chiesa in omaggio alla Vergine. Questa usanza verrà poi ripetuta nel 1825 dal vescovo Giuseppe Amorelli e per molti anni ancora da varie classi di studenti con i loro insegnanti.

Dopo la legge di soppressione dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali la chiesa restò aperta al culto.
Si celebra ancora oggi in questa chiesa, nella notte tra il 28 e il 29 novembre, come anticipazione della festa dell’Immacolata, l’antichissimo rito della Svelata. Come da tradizione la banda musicale, seguita da una processione, suona tutta la notte percorrendo le vie di Ortigia per avvertire della funzione religiosa, a ricordo del fatto che un tempo ci si recava a lavoro in ora antelucane. La processione termina alle tre di notte nella chiesa dell’Immacolata con il disvelamento dell’immagine della Madonna. La chiesa ancora oggi è gremita per assistere con devozione all’antico rito.

Anche la festa dell’Immacolata dell’8 dicembre veniva celebrata solennemente in questa chiesa, tanto che sorse una contestazione con le suore di Santa Maria che si risentirono perché questa festività era sempre stata celebrata nella loro chiesa. Fu solo agli inizi del ‘900 che si stabilì di celebrare la festa in ambedue le chiese.

E’ possibile visitare l’interno di questa Chiesa.

Località: Piazza Francesco Corpaci N° 5 –   Isola di Ortigia –  Siracusa

PER INFO: +39 366 489 0028

 

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