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Siracusa – Brevi cenni ed etimologia della parola

Siracusa è una città dalle origini millenarie, unica nel suo genere, per ubicazione, storia, luoghi di bellezza ed interesse naturale, storico, architettonico ed artistico.
Fondata dai Corinzi nell’VIII secolo a.C. (734-733), fu una delle più grandi metropoli nell’epoca classica, una grande potenza in grado di reggere il paragone con Atene, che tentò di dominarla; per definire Siracusa, basta menzionare una popolare frase di Cicerone che, ai tempi della conquista da parte dell’antica Roma (III sec. a.C.) la definì “La più grande e più bella tra le città greche”.
Molto interessanti sono le diverse teorie inerenti all’etimologia del nome “Siracusa”, elaborate anche in virtù delle civiltà che, nel corso dei millenni, si sono avvicendate nella conquista e nella dominazione della città.
In senso letterale, “Siracusa” proviene dal greco “Sirókos”, definizione che risale al primo storico stanziamento abitativo nell’isolotto di Ortigia da parte dei Corinzi, guidati dall’ecista Archia (fondatore della città) che, durante la tratta via mare intrapresa per ivi giungere, notò come il vento che spirava prevalentemente nella zona era lo scirocco, appunto in greco Sirókos..
Altro nome conferito dal fondatore alla città fu “Siraca”, derivante dal latino “Siracosion” con il significato di “portare alla quiete”.
Alcuni invece sostengono che il nome “Siracusa” derivi dalla forma greca “Syrakoúsai” che a sua volta deriva da “Syrakō” ovvero abbondanza d’acqua, questo in considerazione dei numerosi corsi d’acqua presenti nel bacino di Siracusa, nonché di zone paludose che caratterizzavano il territorio; altri, invece, sostengono che il nome provenga dal dialetto fenicio “Sur” che sta per scoglio e “Acco” che significa caldo. Altri ancora infine sostengono invece che si riferisca alla presenza di gabbiani sull’isolotto
Suggestiva, originale ed unica nel suo genere, nella ricerca del significato del termine, è l’ipotesi formulata dallo scrittore ottocentesco Innocenzio Fulci, che nella sua opera “Lezioni filologiche sulla lingua siciliana” afferma che il nome “Siraco” fu dato alla città dai Siculi provenienti dalla Magna Grecia, dove sorgeva un tempo la città di Siris.
Qui scorreva il fiume Siris, nella Siritide, località che prese il nome dai Siriti (uno tra i primi popoli greci dell’Italia antica).
I Siriti, imparentati con i Morgeti (il Fulci riferisce che il re Morgete avesse una figlia di nome Siris) emigrarono con essi in Sicilia e qui fondarono Siracusa.

Scrive il Fulci sull’origine del nome della futura polis:

<< Quanto non si son tormentati gli eruditi nel derivare il nome Siraco o dal cartaginese o dal fenicio o dal greco! Eppure per testimonianza di Tucidide giudice assai più competente il vocabolo è sicolo, e bisogna rintracciarlo tra i Sicoli […] i Siriti compagni d’emigrazione [dei Morgeti] detti con nome comune Sicoli, inoltratisi vieppiù per la maremma [della Sicilia] occupato avessero il posto di Siracusa, ed io l’argomento dal nome Siraco (e forse Sirlaco o lago di Siri) dato alla pantanella (forse la Lismelia de’ Greci) nome che i coloni greci rispettarono col Siracosion […] >>

Storia di Siracusa – Dal Neolitico alla fondazione dei Corinzi

La storia di Siracusa ha inizio con i primi insediamenti preistorici di popolazioni a partire dal Neolitico (6000 a.C.), come confermato dal ritrovamento di reperti collocabili temporalmente a quell’epoca; esistono, altresì, ancor prima che fosse fondata dai Greci, esistono testimonianze di insediamenti umani micenei e fenici.
Gran parte della Sicilia era abitata dai Sicani e solo intorno al 1300 A.C. un altro popolo ristabilì sulle coste orientali dell’isola: I Siculi.
Dato che la storiografia e la scienza archeologica non sono ancora riusciti a chiarire l’esatta origine dei Sicani e Siculi, si è arrivato anche a pensare che potessero essere, sostanzialmente, lo stesso popolo. Dai resti di capanne preistoriche ritrovate in varie zone urbane, appare comunque evidente che il territorio siracusano è stato interessato dall’abitato delle popolazioni autoctone della Sicilia.
La vicinanza con Pantalica (il sito definito “la Capitale dei Sicani prima e dei Siculi poi”‘) suggerisce che anche Siracusa abbia avuto prima un popolo Sicano e poi, secondo quanto descritto dalla storiografia ufficiale, sia arrivato il popolo dei Siculi che ha scacciato i Sicani verso l’entroterra siciliano nelle zone di Enna, Agrigento, Palermo dove infatti vi è una catena montuosa che tutt’oggi porta il nome di quell’antico popolo: i Monti Sicani.
Sono molte le necropoli di epoca sicula rinvenute nei dintorni di Siracusa: Thapsos, Plemmirio; Scala Greca, Santa Panagia, Ortigia, sono esempi rappresentativi di luoghi siracusani ove sono state rinvenute tracce risalenti a quell’epoca. Grazie ai reperti ritrovati è stato possibile appurare che le popolazioni siracusane dell’età del Bronzo e del Ferro avevano già rapporti commerciali con i popoli del mare Egeo; risalgono infatti a questo periodo i frammenti di vasellame ritrovati con decorazioni base che non riportano alle influenze italiche, ma ben si trovano riscontri e similitudini con le usanze decorative grezze provenienti da Troia e da Micene.
Verso l’VIII sec. a.C. arrivarono a Siracusa i primi greci provenienti da Corinto, i quali guidati dal nobile ecista greco Archia, fondarono la colonia “Syrakousai” che ebbe capacità di sviluppo immediate ed importanti, trasformandosi in poco tempo in una vera e propria città, così ampia che numerosi storici definirono metropoli, ed alcuni la definirono persino Primo Impero d’Occidente.
Inizialmente, i Corinzi decisero di insediarsi soltanto sull’isola di Ortigia.: si trattava di una scelta di connotazione strategica atta a favorire una migliore qualità della vita; lì potevano disporre in modo immediato dell’uso di acqua dolce proveniente dalla Fonte Aretusa e, considerando le peculiarità strutturali dell’isola, una volta cacciati i Siculi non avevano da temere che questi si fortificassero all’interno di quel perimetro circondato dal mare.
Per muoversi dall’isola alla terraferma, i nuovi coloni costruirono un argine di pietre divenuto in seguito un vero e proprio ponte, che portò l’isola a non essere più cinta tutt’intorno dal mare, come informa Tucidide, storico, filosofo e militare ateniese.
Per descrivere la fondazione di Siracusa, di particolare fascino risulta essere la storia leggendaria di Archia e Miscello
La leggenda narra che Archia di Corinto, un condottiero della famiglia dei Bacchiadi, si recò, assieme all’amico Miscello, presso l’oracolo di Delfi, a nord del golfo di Corinto, Nell’isola di Delfi, c’era un famoso santuario dedicato al Dio Sole. Qui, i sacerdoti del Dio davano le risposte alle domande che venivano poste relativamente ad eventi importanti della vita o su decisioni da prendere. Il sacerdote chiese ai due amici se desiderassero la salute o la ricchezza. Archia scelse la ricchezza e fondò nell’isola di Ortigia la città destinata a diventare la più bella tra tutte le città greche: Siracusa. Miscello scelse, invece, la salute e fondò Crotone. Ma questa è solo una leggenda. Di fatto le ragioni che spinsero i Greci ad emigrare fondando nuove colonie furono diverse: l’aumento demografico, la crisi economica, la necessità di procurarsi nuovi scali marittimi. I Greci quando fondavano una città tenevano conto di alcuni fattori: la disponibilità d’acqua, la possibilità di difesa del luogo, la vicinanza di un fiume che consentisse il commercio con i popoli vicini, porti sicuri e controllabili ecc.… Ortigia aveva tutte queste caratteristiche. Con l’insediamento dei Greci, gli indigeni si trasferirono nella valle dell’Anapo e vennero innalzati subito dei Templi in onore degli Dei.
Siracusa divenne, dunque, in pochissimo tempo, una grande potenza, ricca e sfavillante: come si essa riuscì a crescere ed espandersi in tali proporzioni è un quesito che da sempre affascina storici provenienti da ogni parte del mondo.
La cultura siracusana divenne ellenica, sorsero i Templi dedicati ad Apollo, a Zeus, ad Atena (successivamente trasformato nell’odierno Duomo di Siracusa); nacquero miti e leggende che parlavano di divinità greche, di ninfe e di eroi mortali. Nasce il mito di Aretusa, storia di epoca greca che è rimasta talmente legata a Siracusa, che anche oggi l’espressione “aretusea” si usa per parlare e definire la “città siracusana”.
Durante i secoli successivi alla sua costituzione, Siracusa fondò a sua volta altre colonie; attraversò lunghi periodi di Tirannide alternati a brevi momenti di governi democratici e la sua beltade richiamò in città uomini di raffinata cultura m che contribuirono a farla divenire culla d’arte e di scienze; Platone, che qui voleva formare la sua “Repubblica dei Filosofi”, Pindaro, che le dedicò versi di poesia, Eschilo, che presentò al Teatro Greco di Siracusa, per la prima volta la sua opera I persiani. Siracusa viene citata nei romanzi dell’epoca; nel Romanzo di Alessandro, il libro che parla dei racconti leggendari sulla vita di Alessandro il Grande, viene descritta come “Possente” nella “Fiorente e Bella” Sicilia; Plutarco ne narrerà le vicende storiche al tempo in cui le legioni romane le posero l’assedio.
Siracusa si ritrovò a combattere contro la Syntèleia, una lega formata da popolazioni autoctone della Sicilia (siculi, sicani, elimi) capeggiata da Ducezio, abile combattente; il quale unì le città stanche di sottostare all’espansione greca, e dichiarò con esse guerra a Siracusa, vista come il centro della tirannide siciliana. L’esito finale fu la sconfitta di Ducezio e della sua causa, ma per il coraggio dimostrato invece di essere ucciso verrà dai siracusani condotto in esilio a Corinto.
Siracusa combatté più volte con Cartagine, la più potente città fenicia, con essa fece trattati di pace e poi nuovamente battaglie. Durante la guerra del Peloponneso si ritrovò nemica di Atene, quindi si alleò con Sparta, ottenendo con l’appoggio degli spartani una vittoria decisiva sulla capitale della Grecia.
Infine giunsero i Romani che la conquistarono dopo un lungo assedio e dopo estenuanti lotte che portarono all’uccisione dell’inventore matematico siracusano, Archimede, definito dal filosofo e storico danese Johan Ludvig Heiberg “Guida e Maestro dei più alti ingegni”

Storia di Siracusa – La Dominazione Romana

Dopo la conquista romana, avvenuta per mano del generale Marco Claudio Marcello nel 212 a.C., durante la Seconda Guerra Punica, Siracusa non riuscì più a riacquisire la incredibile potenza di un tempo; Roma era in piena ascesa e, nel suo slancio espansionistico, conquistò l’intera Sicilia.
La città venne nominata Capitale della Provincia Siciliana e divenne sede dei Pretori romani inviati ad amministrare l’isola siciliana.
In quel periodo, sostò e visse per un anno il generale romano Publio Cornelio Scipione, meglio conosciuto come Scipione l’Africano, il quale proprio da Siracusa preparò l’esercito romano che poi sconfisse il cartaginese Annibale, decretando per Roma la vittoria della Seconda Guerra Punica.
Famose sono in quel periodo le ruberie perpetrate dal pretore Gaio Licinio Verre, il quale rubò le opere d’arte siracusane in nome del potere che Roma gli aveva conferito. Indignato Marco Tullio Cicerone, avvocato e politico romano, venne mandato in Sicilia dal senato romano per testimoniare contro i furti di Verre.
Durante la sua permanenza a Siracusa scoprì la tomba d’Archimede, nascosta tra i cespugli, non più rammentata dai siracusani che, con il passare dei secoli e complice la precaria situazione socio-politica nella quale vivevano, avevano persino dimenticato il posto in cui giaceva il loro più illustre figlio, scatenando l’ira di Cicerone nei confronti degli autoctoni.
L’epoca romana, come è noto, fu protagonista di un’evidente ridimensionamento degli assetti della città; tuttavia vennero comunque costruite altre opere di notevole importanza come l’Anfiteatro romano, tra i più grandi d’Italia, usato per le lotte dei gladiatori e gli spettacoli circensi, e le battaglie navali (naumachia); il Ginnasio romano e l’intricata rete di catacombe (la più importante ed estesa dopo quella di Roma).
Secondo la tradizione, Siracusa divenne la prima città dell’Occidente in cui fu fondata una comunità cristiana; è infatti possibile vedere all’interno del Duomo di Siracusa, la scritta che recita in latino: “Ecclesia Siracusana Prima Divi Petri Filia Et Prima Post Antiochenam Christo Dicata”, ovvero “La chiesa di Siracusa è la prima figlia di San Pietro e seconda dopo la chiesa di Antiochia dedicata a Cristo”.
Tra le costruzioni da ricordare, vi è anche la Chiesa di San Giovanni alle catacombe, luogo ove si recò, nel 61 a.C., l’apostolo Paolo di Tarso ed ove predicò la fede cristiana, rendendo di fatto Siracusa, insieme all’opera di San Marciano, suo primo vescovo, uno dei primi luoghi di diffusione del cristianesimo in Europa.
Proprio in quest’ottica di fermento della religione cristiana che, nel 283, nasce Lucia, giovane siracusana che sarà fatta martire sotto le persecuzioni ai cristiani con l’editto dell’imperatore romano Diocleziano; Santa Lucia, diventerà in seguito una della sante più amate dal mondo cristiano-cattolico. Successivamente l’imperatore Costantino I, con l’editto di Milano, mise fine alle persecuzioni, accettando addirittura la religione cristiana come religione di Stato. Ma l’Impero Romano era ormai in declino, fu così che nel 468, la Sicilia e Siracusa, passarono sotto la dominazione dei Vandali. Seguirono poi gli Ostrogoti. L’Impero Romano d’Occidente era difatti caduto

Storia di Siracusa – L’Età medievale

Con l’avvento dell’epoca medievale, Siracusa venne conquistata (insieme a tutta la Sicilia) dai Bizantini, comandati dal generale bizantino Belisario (535 d.C.), inviato sull’isola con il compito di riconquistare l’Italia e portarla sotto il controllo dell’imperatore di Bisanzio, Giustiniano I.
Più di cento anni dopo (nel 663), l’imperatore Costante II, per un suo preciso disegno politico finalizzato a sconfiggere i Longobardi in Italia e porre l’intero Paese sotto dominazione bizantina, decise di trasferire la sua corte imperiale a Siracusa; così vicina a Roma e così fortemente “ellenizzata”, la città divenne in quel periodo “Capitale dell’Impero dei Romani”; il comportamento di Costante II, però, avvezzo a vessare il popolo con tasse sempre più ingenti, non risultò esser gradito dal popolo autoctono: il tutto culminò con l’uccisione dell’imperatore per ordine di un membro della sua corte, tale Mecezio, che lo fece assassinare da un suo servitore.
Dopo la sua morte egli si fece incoronare nuovo Imperatore (nonostante per alcuni storici sia accreditata l’idea che Mecezio fu costretto all’incoronazione), ma il suo regno durò meno di un anno: infatti truppe provenienti dall’Italia, dall’Africa e dalla Sardegna marciarono su Siracusa e destituirono l’usurpatore. Nel frattempo l’erede legittimo di Costante II, Costantino IV, venne a riprendersi la corona e riportò la sede imperiale a Costantinopoli.
Siracusa venne nominata in quel periodo “Capitale del Thema Sikelia” (istituito sotto l’impero di Giustiniano II); il thema comprendeva la Sicilia, il ducato di Calabria e il ducato di Napoli. In città risiedeva lo Strategos bizantino (685-695 d.C., 705-711 d.C.). Dopo vari contrasti fra Costantinopoli e Siracusa, il thema di Sikelia si dichiarò indipendente da Bisanzio. Si insediò dunque in città Eufemio di Messina, militare esperto, il quale ribellandosi ai Bizantini si dichiarò in Siracusa imperatore di Sicilia.
Ovviamente tale mossa gli attirò contro le ire dell’Impero. Venne costretto a fuggire in Africa, qui chiese aiuto all’emiro aghlabide di Qayrawān, Ziyadat Allah I, per cacciare i Bizantini dalla Sicilia.
Quando la basilissa Irene d’Atene usurpò il trono al figlio, divenne la prima donna a regnare con pieno titolo sull’Impero bizantino. Il trono fu subito minacciato dai cinque fratelli dell’imperatore Leone IV: Niceforo, Cristoforo, Niceta, Antimo ed Eudocimo. La rivolta fallì e Irene punì i cinque cognati costringendoli a farsi preti. Alla congiura partecipò anche lo strategos di Sicilia Elpidio. Irene fece arrestare e torturare la famiglia di questi e, per catturarlo, inviò una grossa flotta al comando del patrizio Teodoro che, dopo diversi combattimenti, riuscì a recuperare la Sicilia; Elpidio si rifugiò in Africa, dove gli Arabi lo trattarono come se fosse basileus dei romei e addirittura, pare, lo avrebbero incoronato.
Ben presto l’iniziativa araba finì per avviare un tentativo di conquista (nell’830 giunse un secondo contingente dal Nord Africa) ed Eufemio, che nel frattempo era stato estromesso dagli Arabi e aveva cercato di riprendere contatti con i Greci, fu infine ucciso a Castrogiovanni (antico nome dell’attuale Enna) da cittadini fedeli a Bisanzio (828).
A seguito di tali avvenimenti, Siracusa cadde in mano araba nell’878, dopo un lungo e sofferto assedio (il famoso “assedio di Siracusa”), condotto dal governatore Giafar Ibn Muhammed e narrato dal monaco siracusano Teodosio, durante la battaglia denominata “il secondo scontro”.
La città, per millecinquecento anni, era stata la più importante dell’intera Sicilia (all’epoca superava la stessa Roma per fasto). Dopo la conquista di Siracusa, gli Arabi posero la capitale ad Agrigento (ribattezzata Girgenti) e in breve si formò una sorta di rivalità con l’altro principale centro politico, Palermo.
Gli Arabi divisero la Sicilia in tre grandi zone di controllo: Val di Mazara, Val Demone e Val di Noto; Siracusa divenne capitale della Val di Noto. Durante la dominazione musulmana venne a Siracusa il generale bizantino Giorgio Maniace, esso riconquistò, nel 1040, parte della Sicilia Orientale, ma a causa di contrasti interni nell’esercito bizantino, le riconquiste durarono poco. L’emiro Ibn ath-Thumna, (signore di Siracusa, Noto e Catania) nel 1061, per avere vittoria su una contesa interna con un altro emiro di Sicilia, chiama in suo aiuto i Conti di Altavilla, fu così che il conte normanno Ruggero, giunge in Sicilia. I normanni conquistata Palermo, e gran parte dell’isola, si diressero verso Siracusa.
Con i normanni Siracusa ritrova una classe dirigente di religione cristiana. L’imperatore Enrico VI di Svevia, figlio del famoso sovrano tedesco Federico I detto Barbarossa, in cambio di favori, consegna la città di Siracusa in mano alla Repubblica di Genova, la quale si scontrò con Pisa, per averne la guida. Dopo 15 di permanenza genovese in città, l’imperatore svevo-normanno, Federico II, volle riportare Siracusa sotto il controllo del suo Impero, quindi obbligò i genovesi a lasciarla. Per opera di Federico II la città viene dichiarata dal sovrano “urbs fedelissima” (1234) e costruito in quest’epoca il Castello Maniace. E proprio questo castello sarà la sede della Camera Reginale durante l’epoca della Sicilia spagnola; essa venne infatti istituita dal re Federico III d’Aragona, come dono alla regina consorte Eleonora d’Angiò, passata di regina in regina, con tale sede si amministrava Siracusa e parte del territorio circostante (dal 1305 al 1536).

Storia di Siracusa – tra Epoca moderna e contemporanea

Uno degli episodi storicamente importanti riguardanti il periodo moderno è quello che vede, Nel 1609 giungere da Malta a Siracusa il fuggiasco pittore Caravaggio (Michelangelo Merisi), il quale dipinse, durante il suo soggiorno in città, l’opera che prende il nome di Seppellimento di santa Lucia. Nel ‘600 Siracusa divenne una vera e propria piazza d’armi, colma di fortificazioni, erette a discapito degli antichi monumenti d’epoca greco-romana che vennero per lo più smantellati (eccetto le parti scavate nella roccia).
Nel 1693, il violento terremoto del Val di Noto — tra i più disastrosi che la storia dell’umanità ricordi — rase quasi al suolo l’intera Sicilia sud-orientale e Siracusa, pur non venendo totalmente distrutta (come invece accadde ad altre città), fu oggetto di numerose opere di vasta riqualificazione urbana: fu così che la città venne riedificata secondo il particolare stile barocco che odiernamente contraddistingue il centro storico della città.
Nel XVIII secolo, a seguito del trattato di Utrecht (1713), dopo vari avvicendamenti, Siracusa divenne piazzaforte finale degli Asburgo, fino all’avvento dei Borboni (1734).
Nel 1798 Siracusa fu meta d’approdo del famoso ammiraglio Nelson, ove tornò nel 1800, a seguito della vittoria su Napoleone Bonaparte in Egitto, per essere insignito di una medaglia d’oro e dell’onorificenza di cittadino onorario.
Nel diciannovesimo secolo Siracusa diventò luogo privilegiato per molti artisti e letterati europei, negli anni dello sviluppo del Grand Tour, tra cui il più famoso è August Von Platen (di cui permane ancora la timba presso il cimitero acattolico presso la Villa Landolina).
Con la crisi del regno borbonico (1837-1848) che aveva portato anche alla perdita della titolarità di capoluogo in favore della città di Noto e l’unità d’italia la città riacquistò nel 1865 il titolo di capoluogo, non senza un acceso dibattito con la fazione netina, poiché il perdurare della particolare situazione d’età borbonica era divenuta oramai una vexata quaestio tra i due comuni.
Sul finire del XIX e l’inizio del XX giunsero a Siracusa altre importanti ed influenti personalità, tra cui Oscar Wilde, Guglielmo II di Germania, Sigmund Freud e Gabriele D’Annunzio, a conferma del vivo interesse che la città continuava a suscitare in ambito culturale.
Nell’aprile del 1914 venne portato in scena il primo ciclo di rappresentazioni classiche che si tennero a Teatro Greco di Siracusa: dieci anni dopo sarebbe stato istituito l’INDA.
Nell’evolversi degli eventi antecedenti alla seconda Guerra mondiale e durante il regime fascista mussoliniano, Siracusa assunse un ruolo di grande rilevanza, dettato dalla sua congeniale posizione geografica predisposta alla rotta tra l’Italia ed il continente africano.
Il re Vittorio Emanuele III visitò la città diverse volte, dal 1930 fino al 1942.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, Siracusa fu vittima di numerosi bombardamenti; altresì. Al largo della città, nel 1941, avvenne l’affondamento del transatlantico Conte rosso, che causò un gravissimo numero di vittime.
Siracusa venne occupata dagli Alleati il 9 Luglio del 1943, in occasione dell’operazione Ladbroke;

In un primo momento la città fu sede deL Governo Militare Alleato (AMGOT), finchè il 3 settembre dello stesso anno, fu siglato segretamente nei pressi di Cassibile, l’armistizio tra la nazione italiana e gli Alleati.
In seguito venne costruito, per dare decorosa sepoltura alle vittime di guerra britanniche, il War Cemetery, il cimitero degli inglesi; conclusa la guerra, la città conobbe un periodo di ricostruzione e nuove speranze.
Il 1953 fu un anno importante per Siracusa, poiché avvenne al suo interno la lacrimazione di una statuette raffigurante la BeataMaria Vergine, evento che la Chiesa ha dichiarato essere miracoloso.
Nel 1954 giunse a Siracusa, ufficialmente in vacanza il Primo Ministro britannico Sir ,Winston Lawrence Spencer Churcill (era già stato una prima volta a Siracusa nel 1917, di passaggio, quando da Vienna era diretto a Malta).
Tra la fine degli anni ’50 e la fine degli anni ’70, nacque e si sviluppò, nel lato periferico nord della città, il polo petrolchimico siracusano , tra I più grandi di tutto il continente europeo, ma non senza scatenare delle proteste di carattere sociale.
Il 5 e 6 novembre del 1994 papa Giovanni Paolo II venne in città per inaugurare il Santuario Basilica Madonna delle lacrime.
Nel 2005 l’UNESCO ha inserito Siracusa tra i Patrimonio dell’umanità ed è diventata, nel corso degli ultimi cinque anni, una delle mete più gettonate da turisti di tutto il mondo, desiderosi di ammirare le meraviglie che contraddistinguono questa incantevole città.

Siracusa da scoprire – L’Orecchio di Dionisio

L’Orecchio di Dionisio (o Orecchio di Dionigi) è un suggestivo antro di origine artificiale ubicato al di sotto del Teatro Greco di Siracusa, nell’ambito della vecchia cava del complesso delle Latomie del Paradiso.
Scavato nel calcare, misura in altezza circa 23 m ed è largo dai 5 agli 11 m; sviluppandosi in profondità per 65 m, esso è articolato con un andamento ad “S” che lo rende luogo precipuo per l’amplificazione acustica dei suoni.
Il nome fu attribuito al sito dal celebre pittore Caravaggio (al secolo Michelangelo Merisi) che, ispirato dalla forma che palesemente ricordava il condotto uditivo del padiglione auricolare umano, cogitò il nome di “orecchio”, associandolo al tiranno di Siracusa Dionisio e ad una leggenda ad egli legata. La leggenda racconta che il tiranno di Siracusa era solito imprigionare i propri nemici all’interno di questa grotta, da cui poteva origliarne le disquisizioni, grazie alla potente risonanza generata al proprio interno attraverso una piccola fessura dove, si presume, Dionisio appoggiasse il suo orecchio, così da poter essere sempre un passo avanti rispetto ai suoi nemici.
Sempre in tema di credenze, sono moltissime quelle che si intersecano alla creazione di questa straordinaria grotta e ne conferiscono fascino ed interesse storico: si narra, infatti, che questa potesse essere la cava da cui Platone trasse il famoso ‘mito della caverna’, sito nei libri della “Repubblica”, così come si dice che presso l’Orecchio di Dionisio, il Caravaggio ambientò una delle sue opere più belle e suggestive, ovvero il suo olio su tela datato 1608, “Seppellimento di Santa Lucia”, oggi conservato proprio a Siracusa, presso la chiesa di Santa Lucia alla Badia, in Piazza Duomo.

Siracusa da scoprire – La Chiesa di San Giovanni alle Catacombe

La Chiesa di San Giovanni alle catacombe di Siracusa è uno dei siti di maggiore interesse storico ed architettonico fruibile all’interno della città di Siracusa.
Costruita nel VI secolo d.C., per molto tempo è stata riconosciuta antica cattedrale di Siracusa (proto-cattedrale), sorta in Acradina, extra moenia, nella regione delle Catacombe, nel luogo ove la tradizione vuole fu sepolto il proto-vescovo di Siracusa, San Marciano, martirizzato sotto Gallieno e Valeriano (metà del III secolo d.C.);
Della proto-cattedrale, che presenta tre navate suddivise da 12 colonne di stile dorico, oggi sono visibili solamente i resti del colonnato dalla navata mediana e dell’abside in pietra locale.
La chiesa subì diverse innovazioni in età normanna e venne ulteriormente modificata nel corso del XVII° secolo. Danneggiata dal terremoto del 1693, venne restaurata mediante la ricostruzione della facciata e dell’odierno portico con archi ogivali e capitelli decorati, ottenuto con l’utilizzazione di elementi quattrocenteschi.
Dalla corte della Chiesa, per una scala, si scende alla cripta di San Marciano, che ha accolto il corpo del primo vescovo fino alla traslazione delle spoglie a Gaeta, a causa dell’invasione araba; la cripta è luogo dove si ritiene abbia predicato San Paolo Apostolo intorno nell’anno 61 d.C. ove, all’interno della cripta è custodito il sepolcro in muratura del Santo. Di particolare interesse sono i capitelli con i simboli degli Evangelisti incorporati nei quattro pilastri, costruiti in età normanna, attorno all’altare, posto al centro della cripta, tuttora frequentata come luogo religioso sia da Cattolici sia da Ortodossi.

Siracusa da scoprire – L’Ipogeo di Piazza Duomo

L’ipogeo di Piazza Duomo, è un percorso sotterraneo di grande interesse storico ed antropologico che, partendo dal punto più elevato dell’isola di Ortigia (Piazza del Duomo), sbocca presso il Foro Italico, luogo ove vi si trovano le mura fortificate della Marina.
L’ipogeo si articola attraverso una galleria principale dalla quale si diramano poi gallerie dette minori. Una di queste si ricollega alla cisterna situata nel cortile del Palazzo Arcivescovile, vicino al punto di partenza dall’alto.
In un primo nucleo di gallerie si ricorda l’esistenza di una precedente cava, considerata molto importante poiché da essa venne ricavata ed estratta la pietra con la quale è stata edificata la Cattedrale di Siracusa.
Storicamente parlando, l’ipogeo ha svolto un ruolo fondamentale per la città di Siracusa durante la Seconda Guerra Mondiale, offrendo rifugio agli autoctoni durante i bombardamenti aerei proprio al suo interno.
È stato riaperto in periodi relativamente recenti (2006), a seguito di lavori di restauro ed oggi espone le immagini scattate nel rifugio durante il secondo conflitto mondiale.

Siracusa da scoprire – Il Castello Maniace

Il Castello Maniace è senza dubbio uno dei più importanti monumenti del periodo Svevo di Siracusa.
Il castello presenta una poderosa struttura a quadrilatero di 51 metri per lato di circa 12 m di altezza, con una struttura tipicamente difensiva. Ai quattro angoli della costruzione sono quattro torri cilindriche inserite armoniosamente nell’opera muraria.
Il Castello è accessibile attraverso la porta carraia della ex-caserma Abela sita, a Siracusa, in piazza Federico di Svevia. Attraversando il successivo cortile si trova un ponte in muratura che adduce ad una porta, con colonne laterali, di epoca spagnola (XVI secolo). Tale ponte ha sostituito l’antico ponte levatoio ligneo che scavalcava il fossato che circondava il castello all’epoca della costruzione e lo separava dalla estrema punta meridionale di Ortigia; il largo fossato, colmato nel Cinquecento, metteva in comunicazione il Porto Grande di Siracusa con il mare aperto e a ponte alzato permetteva una migliore difesa del castello in caso di attacco. Scavi effettuati a scopo di saggio hanno indicato che l’altezza originaria delle mura era di circa 18 metri. Lo spessore medio delle mura principali è di circa 3,5 m. La facciata principale è orientata verso Ortigia, i lati a nord-est e a sud-ovest all’epoca della costruzione erano a picco sul mare e così rimasero fino al XVI secolo quando gli spagnoli eressero i due rispettivi contrafforti.
Contrasta con l’aspetto generale dell’opera, preminentemente militare, il portale marmoreo decorato, la cui profondità della strombatura fu sfruttata dai costruttori per realizzarvi dei virtuosismi artistici Pur seriamente erose dal tempo e danneggiate dall’opera degli uomini, tra gli stipiti esterni ed i pilastri interni, una serie di colonnine marmoree con capitelli a foglie uncinate permettono ancora l’individuazione di quattro figure zoomorfe, disposte due per lato, di probabile significato simbolico: sono individuabili due figure di leoni e di un ippogrifo; l’arco inferiore e l’archivolto presentano dei motivi floreali. Uno stemma imperiale del XVII secolo è posto in cima all’ogiva del portale stesso.
La sala principale interna è costituita da 24 volte più una, rappresentanti i regni di Federico II, ove al centro è posto quello di Sicilia.
Il castello deriva il suo nome da Giorgio Maniace, generale bizantino che nel 1038 riconquistò per un breve periodo la città, in quel tempo in mano agli Arabi. Secondo Tommaso Fazello, storico e teologo italiano, fu nell’occasione dell’edificazione di una fortezza, detta dal popolo “Torre Maniace”, che il generale offrì in dono due arieti bronzei di fattura ellenistica, portati seco da Costantinopoli, che vennero posti a decorazione dell’entrata della fortificazione, già quasi certamente esistente, in quanto ubicata in una zona strategicamente importante per la difesa del Porto Grande.
Nel corso del periodo medievale divenne luogo ospitante il parlamento siciliano che sanciva l’eredità del figlio di Alfonso III di Aragona, Federico III di Aragona e fu sede della Camera reginale, dal 1305 al 1536; già dal XV secolo esso divenne costruzione militare e fu adibito, a partire dal ‘500, anche a prigione.
Durante l’epoca moderna il castello dovette subire una ricostruzione, a seguito di un esplosione della polveriera nel 1704, e riacquisì definitivamente le sue funzioni militari, sotto il regno borbonico; tali funzioni rimasero invariate fino alla proclamazione dell’unità d’Italia e, a seguire, fino alla Seconda Guerra Mondiale.
Oggi il Castello Maniace è divenuto luogo di pubblica fruizione, mediante visite guidate ed organizzazione di eventi culturali e ricreativi.

Siracusa da scoprire – Il Teatro Greco

Il Teatro greco, sito emblematico caratterizzante la città di Siracusa, è un teatro costruito nella sua prima fase nel V secolo a.C. ed ubicato nel complesso del Parco Archeologico della Neapolis, situato all’interno del sulle pendici del colle Temenite, nella zona sud dello stesso.
Realizzato dall’architetto Damocopos detto Myrilla (questo appellativo deriva dal fatto che nel giorno dell’inaugurazione avesse fatto spargere degli unguenti “myroi”), fin da subito il teatro ebbe grande importanza per l’attività teatrale del tempo; anche Eschilo, importante drammaturgo greco antico, vi rappresentò “Le Etnee”, (nel 456 a. C. ca), un’opera scritta per celebrare la rifondazione di Catania, e “I Persiani”.
Ai suoi albori, il teatro non aveva ancora la forma semicircolare che lo caratterizza ancor oggi, ma era composto da tre gradinate disposte in forma trapezioidale; fu tra il 238 e il 215 a. C. che il teatro venne interamente ricostruito con la sua caratteristica forma a ferro di cavallo, tipica della cultura ellenica.
La ricostruzione fu guidata da Ierone II che, in considerazione della particolare composizione e forma del vicino colle Temenite, fece in modo di farlo realizzare con l’intento di sfruttarne al massimo l’acustica: una delle caratteristiche dei teatri greci era, infatti, quella di offrire una ottima qualità acustica associata ad un’eccezionale vista panoramica, caratteristiche proprie del Teatro greco di Siracusa, che offriva una gradevole vista sul Porto della città e sull’isola di Ortigia, ovvero la parte più antica e preziosa di Siracusa.
La cavea del teatro, così come pensata da Ierone II, è una delle più grandi del mondo greco ed originariamente contava ben 67 gradini, in maggioranza scavati nella roccia, e 9 settori.
Sulla recinzione sono incisi i nomi delle divinità e i nomi della famiglia reale. Originariamente l’orchestra era delimitata da un grande un canale scoperto, euripo, oltre il quale vi era l’inizio dei gradini.
La parte scenica di questo magnifico teatro è ormai quasi del tutto scomparsa e restano visibili solo i tagli realizzati nella roccia. Sempre durante questo primo periodo sotto la zona adibita all’orchestra vi era un passaggio che permetteva agli attori di scomparire o apparire e vi era anche un solco per il sipario.
Al di sopra del tetto del teatro si trova una terrazza, anch’essa scavata nella roccia, alla quale si può accedere tramite una gradinata e ad una nota strada, “via dei sepolcri”. In origine su questa terrazza si trovavano un grande portico e una grotta, ove era installata una vasca nella quale si depositava l’acqua di un antico acquedotto che serviva l’intero teatro. Questo insieme era identificato come il Mouseion o “Santuari o delle Muse”.
Numerosi e sostanziali modifiche furono apportate al teatro con l’arrivo dei romani. La cavea venne modificata in forma semicircolare (tipica dei romani) e furono realizzati dei corridoi che portavano all’edificio scenico.
Successivamente vi furono apportate altre modifiche in grado di ospitare anche i combattimenti dei gladiatori.
A seguito dei romani lo splendente teatro fu abbandonato per diversi secoli e, nel 1526, subì gravi saccheggi (spoliazioni) da parte degli spagnoli che utilizzarono i grossi massi di pietra per costruire le fortificazioni intorno all’isola di Ortigia.
Alla fine del 700, finalmente, si riaccese vivo interesse per il teatro che continuò anche per il secolo successivo, ove presero vita vere e proprie campagne di scavo, grazie all’interesse del Landolina e del Cavallari che si occuparono di liberare il monumento dalla terra che vi si era accumulata.
A partire dal 1914 l’Istituto Nazionale del Dramma Antico (INDA) inaugurò nell’antico teatro le annuali rappresentazioni di opere greche (la prima fu la tragedia Agamennone di Eschilo, curata da Ettore Romagnoli); interrotte a causa della Grande Guerra, esse ripresero nel 1921 ed attirarono sempre più estimatori, tra cui anche il re Vittorio Emanuele III (1930).
Dal 2010 il Teatro è uno dei monumenti del Servizio Parco Archeologico di Siracusa e delle aree archeologiche dei Comuni limitrofi.

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