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Situato nel Parco archeologico Neapolis, il Teatro Greco è scavato interamente nella roccia naturale del pendio del Colle Temenite, sulla quale si basa l’intero Parco Archeologico, ed è la più grande testimonianza dell’architettura Greca tra il V° ed il III° secolo a.C.

Si sa dell’esistenza di un teatro a Siracusa fin dalla prima metà del V° secolo a.C.
Il mimografo e scrittore Sofrone narra che Ierone I°, (tiranno di Gela dal 484 a.C. al 478 a.C. e successivamente tiranno di Siracusa fino alla sua morte) commissionò nel 474 a.C. l’opera all’architetto Demoskopos, che soprannominato Myrilla perché all’inaugurazione del Teatro effuse degli unguenti (da Myroi, unguento).

Diodoro Siculo, storico siceliota, ( sicelioti erano gli abitanti delle poleis greche di Sicilia) riferisce l’arrivo a Siracusa di Dionisio (tiranno di Siracusa, militare e tragediografo) nel 406 a.C.
Plutarco (biografo, scrittore, filosofo e sacerdote greco antico, vissuto sotto l’Impero Romano) in uno dei suoi libri racconta dell’irruzione di un toro infuriato nel teatro durante un’assemblea cittadina (355 a.C.).
Sempre Plutarco scrive anche dell’arrivo nel 336 a.C al teatro, in carro di Timoleonte (politico e militare siceliota) mentre il popolo vi era riunito, testimoniando l’importanza dell’edificio nella vita pubblica.
Nonostante le molteplici testimonianze, rimane comunque difficile da stabilire la sua datazione di nascita.

Il Teatro Greco è uno dei più grandi del mondo greco e il più grande della Sicilia. Questo Teatro presenta una forma semicircolare, con i suoi 138.60 metri di larghezza e un dislivello dolcemente graduale di 19.10 metri fra l’orchestra e il gradino più alto.

Gli scavi, della cavea o “koilon”, sono iniziati alla fine del Settecento, continuati fra il 1804 e il 1807, poi ripresi fra il 1834 e il 1839 per essere poi interrotti per quasi 100 anni. Nel 1921 vennero infine ripresi e furono completati solo nella metà del Novecento, tra il 1950 ed il 1954.

Nonostante le diverse opinioni degli studiosi sulle origini del monumento, è generalmente stato accettato che la sua forma attuale risalirebbe all’opera di ristrutturazione degli anni 238 – 215 a.C. sotto il regno di Ierone II° (tiranno di Siracusa dal 270 al 215 a.C.) che, difatti lo fece costruire nel 238 a.C. e che mantiene la stessa struttura fino ad oggi.

Il teatro greco – Ph. Gianni Grillo

Riesce ad ospitare 15.000 persone, in origine presentava 67 ordini di gradini, 21 dei quali erano grandi massi di forma squadrata che furono rimossi poi nel Cinquecento dagli spagnoli per conto di Carlo V (imperatore I° re di Spagna, IV° re di Napoli ed ultimo “vero sovrano” del Sacro Romano Impero) per le fortificazioni di Ortigia (zona di Siracusa) ed i restanti 46 sono intagliati direttamente nella roccia.
Per mezzo di 8 scalinate il Teatro è diviso in 9 settori di 19 gradi ciascuno.

Quasi nella parte centrale vi si trova il corridoio chiamato “Diazoma”, lungo il parapetto sono leggibili alcuni nomi incisi nella roccia:

ΒΑΣΙΛΕΟΣ ΙΗΡΩΝΩΣ (Basileos Ieronos) Re Ierone II°
ΒΑΣΙΛΙΣΣΑΣ ΝΗΡΗΙΔΟΣ (Basilissas Nereidos) principessa Nereide, sua nuora
ΒΑΣΙΛΙΣΣΑΕ ΦΙΛΙΣΤΙΔΩΣ (Basilissas Filistidos) Regina Filistide, sua moglie
ΔΙΟΣ ΟΛΥΜΠΙΩΥ (Dios Olimpiou) Giove Olimpico.

Alla fine della scalinata, nel livello più basso del Teatro Greco, è posta l’Orchestra di forma semicircolare che era destinata ad ospitare il coro che a quei tempi aveva il compito di descrivere quello che succedeva in quel momento in quanto spesso non si riuscivano a rappresentare sulla scena (parte posta nella zona retrostante l’orchestra).

Della ristrutturazione di Ierone II° fece parte anche la realizzazione di una tettoia, che comprendeva il Ninfeo (Cascata di acqua sorgiva) che aveva la funzione di proteggere gli spettatori dal caldo e dalla pioggia.
Il Teatro Greco di Siracusa fu, quindi, uno dei maggiori centri di vita teatrale, politica e spettacolare di quell’epoca.
Parecchie fonti letterarie citano rappresentazioni teatrali, all’interno della sua storia, una delle quali, probabilmente la prima in assoluto fu “I Persiani” di Eschilo (drammaturgo greco antico) già rappresentata ad Atene nel 472 a.C.

Alla fine del V° secolo, nel 470 a.C. sempre Eschilo, rappresentò “Le Etnee” (tragedia scritta per celebrare la rifondazione di Catania e di un centro che prendeva il nome “Aitna” dove vi aveva trovato rifugio il popolo catanese dopo la distruzione del porticato “Katane” ad opera di Ierone I°).

Furono rappresentate sicuramente le opere di Dionisio I°, (tiranno di Siracusa, militare e tragediografo) ma anche probabilmente le opere degli ospiti alla sua corte, tra cui Carcino il Giovane (poeta ateniese) e Antifonte (filosofo greco).

Al tempo dei romani, si dovette riadattare la struttura del teatro in base alla nuova tipologia degli spettacoli, ovvero combattimenti tra gladiatori e belve, fu così demolito il diciassettesimo gradino, per ospitare nella parte centrale una tribuna d’onore per l’aristocrazia.

Anche la fronte della scena fu ricostruita secondo l’elevata monumentalità del tempo dei romani, in alto alla scena, venne così eretto un grande portico (porticus post scaenam) che era ornato da statue e di cui oggi non vediamo alcun resto.

Così la scena assorbì l’orchestra e nel IV° Secolo d.C. fu necessario ampliarla al massimo per adibirla ad arena, allo scopo di adattare il teatro anche ai ludi circensi.
Si procedette alla restrizione del palcoscenico arretrandone la fronte.
Fu allargata così di 2.55 metri, scavando buche e trincee, questo per permettere la mobilità delle scene e per realizzare alcuni spettacoli acquatici; trasformando così l’orchestra in un’arena di 29.10 metri che si ottenne riducendo in profondità i dodici gradini inferiori della cavea ed eliminando la parte sopraelevata destinata ai sedili e una fascia retrostante che era stata ideata per gli spettatori per poggiare i piedi.

Resta, tuttavia, una traccia del limite originario del “koilon” greco.
In questa fascia di ampliamento si innalzò una cancellata di ferro, per proteggere gli spettatori durante gli spettacoli a cui partecipavano le belve.

Nella parte soprastante il Teatro Greco, troviamo una strada scavata nella roccia conosciuta come “via delle Tombe”, difatti, diventò un’area cimiteriale e questo lo sappiamo grazie alla presenza ancora attuale di piccole nicchie quadrate risalenti all’epoca bizantina (antica città greca di Bisanzio, ribattezzata Costantinopoli nel 330 d.C.).

Negli anni bui del Medioevo, (periodo dal V° al XV° secolo d.C.) l’intero Parco Archeologico faceva parte di un complesso agricolo.
Nel XVII° secolo don Pietro Gaetani, il marchese di Sortino e principe di Cassaro (paesini in provincia di Siracusa) era proprietario di 8 mulini situati nella zona sovrastante il Teatro Greco, egli riattivò a sue spese l’antico Galermi (acquedotto di Siracusa costruito da Gelone che fu il primo tiranno di Siracusa).
Oggi degli 8 mulini ne resta uno soltanto realizzato sulla roccia viva.
Per usufruirne a pieno, furono state scavate le odierne stradine, sulla quale sono visibili ancora oggi i danni arrecati dalle ruote dei carri, che andavano a caricare e scaricare i mulini.
Tra la fine del III° secolo ed il IV°, quando fu creato per i ludi circensi l’Anfiteatro, il Teatro Greco ritornò ad essere utilizzato soprattutto per spettacoli teatrali.
L’orchestra ebbe allora una pavimentazione di lastre marmoree policrome, della quale resta ancora il sottofondo in calcestruzzo che ne conserva in parte il disegno.

Ancora oggi, dopo più di 100 anni, continuano le rappresentazioni teatrali che ogni anno, ridanno vita a quello che erano gli spettacoli del dramma antico di quei tempi.
Nel 1913 nasce l’INDA, l’Istituto Nazionale del Dramma Antico dal conte Mario Tommaso Gargallo (Autodidatta, viaggiatore, studioso eclettico, appassionato di scultura e poi delle lettere).
Dopo la riunione tra aristocratici e facoltosi voluta dal nobile siracusano Gargallo, dà così vita a una scommessa che il 16 aprile del 1914, dopo 2.400 anni dalla Polis, che sarebbe riuscito a riportare gli spettacoli classici al Teatro greco di Siracusa.

Questo maestoso Teatro, da allora, ha visto esibirsi, da maggio a luglio, davanti a migliaia di spettatori i più grandi artisti nel panorama nazionale e internazionale. Una delle più interessanti ed importanti esperienze a cui partecipare per chi visita la città di Siracusa.
Agamennone di Eschilo fu la prima opera messa in scena con la direzione artistica, la traduzione e le musiche di Ettore Romagnoli, le scene di Duilio Cambellotti e i costumi di Bruno Puozzo.
Se l’opera di Eschilo fu il primo passo, la strada disegnata dall’INDA si è snodata attraverso figure mitiche come Medea, Edipo e Antigone e ha visto, dal 1927, anche l’esordio della commedia con Nuvole di Aristofane.

ORARI DI APERTURA E PREZZI PER LE VISITE

Località: Viale Paradiso –  Parco Archeologico della Neapolis

Contatti.: +39 0931 489511

Sito archeologico senza barriere architettoniche

Prima domenica di ogni mese ingresso libero.

Biglietto ingresso al Parco archeologico:  Adulti € 10,00 – Ridotto € 5,00 (sotto i 18 anni) – Ingresso gratuito fino al 12° anno di età

Biglietto cumulativo Parco archeologico + un museo a scelta tra Museo Paolo Orsi o Galleria Palazzo Bellomo  – Prezzo biglietto: € 13,50 – Ridotto € 7,00 (sotto i 18 anni) – Ingresso gratuito fino al 12° anno di età

ORARI DI APERTURA DELLA BIGLIETTERIA: dalle 8,30 alle 18,00

ORARI DI APERTURA DELL’INGRESSO AL PARCO: dalle 8,30 alle 18,30

Dal 10 Maggio al 18 Luglio gli orari potrebbero subire variazioni, in occasione delle tragedie greche che andranno in scena presso il teatro greco.

 

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